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Il regime staliniano in Unione Sovietica.

10 . Stalin come Hitler?

Da: J. Joll, Cento anni d'Europa. 1870-1970, Laterza, Bari, 1975 .

Il dibattito storiografico su tutta la storia dell'Unione Sovietica ha
sempre avuto una forte connotazione politica. Gli studiosi di
orientamento liberale hanno in genere considerato il sistema
sovietico, quello staliniano in particolare, una forma di
totalitarismo assimilabile a quelli fascista e nazista. Nell'ambito
della storiografia marxista, accanto alle celebrazioni, si sono
affermate anche posizioni critiche, specialmente dopo la denuncia dei
crimini compiuti da Stalin, fatta da Kruscev nel 1956. Nel passo qui
riportato lo storico inglese James Joll delinea i caratteri assunti
dal regime staliniano e le reazioni che esso suscit presso i
contemporanei. Egli riconosce come accettabile la tesi di coloro che
assimilano l'Unione Sovietica di Stalin alla Germania di Hitler, ma
allo stesso tempo ricorda che, malgrado la condanna della destra e la
delusione della sinistra, "la filosofia sociale marxista contiene un
messaggio positivo sulla trasformazione rivoluzionaria della societ
che era del tutto assente negli slogan negativi e contraddittori del
fascismo".

In quegli anni, 1936 e 1937, in cui l'Unione Sovietica e il Comintern
sembravano mettersi alla testa della lotta contro il fascismo in modo
pi diretto e conseguente di quanto non vi fossero disposti gli
esitanti governi delle democrazie liberali, Stalin era impegnato in
una spietata epurazione del suo partito e metteva in moto la macchina
di un regno del terrore che si calcola abbia mandato nei campi di
lavoro qualcosa come otto milioni di persone, e ne abbia condannate a
morte circa un milione. (Solo dopo la sua scomparsa nel 1953 la
portata e l'estensione delle "purghe" appariranno chiare, e gli stessi
dirigenti sovietici ammetteranno almeno una parte di quanto era
accaduto).
Per il mondo esterno, negli anni Trenta, l'aspetto sensazionale della
politica staliniana

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fu la serie di processi di vecchi bolscevichi e alti ufficiali
apertasi in seguito all'assassinio nel dicembre 1934 di Sergej Kirov,
membro del comitato centrale del partito e del Politbjuro e segretario
dell'organizzazione di Leningrado. L'assassinio, esattamente come
l'incendio del Reichstag in Germania l'anno prima, forn il pretesto
all'eliminazione di un gran numero di oppositori potenziali o
sospetti; e, esattamente come esistono prove del fatto che furono gli
stessi nazisti a incendiare il palazzo del Reichstag, esistono forti
sospetti che la responsabilit dell'uccisione di Kirov risalga a
Stalin, il quale avrebbe cos rimosso d'un sol colpo un possibile
rivale al sommo della gerarchia di partito traendone insieme il motivo
per una epurazione in massa. Comunque, venne lanciata una offensiva in
grande stile contro chiunque fosse sospetto di "attivit terroristica"
e, in una serie di processi sensazionali, prima Zinov'ev e Kamenev,
poi molti altri esponenti della vecchia guardia bolscevica, incluso
Bukharin, vennero accusati di cospirazione e complicit
nell'assassinio di Kirov nonch di associazione con Trotskij, l'esule
che era stato espulso prima dalla Francia, poi dalla Norvegia, e aveva
infine trovato rifugio in Messico (dove fu assassinato nel 1940 da un
agente del servizio segreto sovietico). Nel 1937, poi, l'accusa di
spionaggio, di preparazione di un colpo di Stato e di collaborazione
coi nemici della Russia - Germania e Giappone - si abbatt su un gran
numero di capi militari, compreso il comandante in capo dell'esercito,
maresciallo Tukhac_evskij - accusa che era gi stata lanciata contro
alcune delle vittime politiche dell'epurazione e alla quale pu aver
dato apparente fondamento la pseudo-documentazione fornita allo scopo
dal controspionaggio tedesco. Si vuole che circa la met del corpo
degli ufficiali sia stata epurata, incluso il novanta per cento dei
generali.
[...] Nell'atmosfera europea del decennio 1930-40, i processi
confermarono la Destra nel suo odio e nella sua diffidenza per
l'Unione Sovietica, mentre la purga dell'Armata Rossa rendeva
comprensibilmente scettici i capi militari francesi e britannici sul
valore della Russia come possibile alleata contro la Germania. A
sinistra, d'altra parte, i critici che attaccavano il terrore
staliniano o, come George Orwell, documentavano l'uso di metodi
analoghi ad opera dei comunisti in Spagna, passavano per rinnegati o
per traditori della solidariet del Fronte popolare. Scrittori come
Andr Gide, che, dopo avere espresso simpatia per le finalit della
rivoluzione russa, nel suo Retour de l'Urss, scritto nel 1936,
manifest seri dubbi su alcuni aspetti del regime, erano ignorati o
coperti di insulti.
In una situazione in cui l'URSS sembrava offrire le migliori speranze
di salvezza dell'Europa dal fascismo, molti partigiani del Fronte
popolare preferirono giudicarla in base alla nuova e apparentemente
liberale costituzione del 1936 piuttosto che in base ai processi e
alle notizie sulle epurazioni filtrate in Occidente. Invece di dar
retta ai critici, molti in Europa basarono il loro giudizio - per
esempio - sul massiccio volume di informazione ed elogio pubblicato
nel 1935 dai fabiani Sidney e Beatrice Webb, Soviet Russia: a New
Civilization? E appare simbolico dell'accettazione acritica dell'URSS,
cos come essa stessa si presentava, il fatto che, quando il libro
venne ristampato due anni dopo, il punto interrogativo scomparve dal
titolo.
A partire dalla seconda guerra mondiale, quando l'Unione Sovietica
cess d'essere un'alleata contro il nazionalsocialismo e parve
assurgere a principale minaccia per la democrazia in Occidente, molti
scrittori hanno messo in risalto le affinit tra il regime sovietico e
quelli nazista e fascista in Germania e Italia, e hanno suggerito
l'ipotesi che il totalitarismo sia la forma di organizzazione politica
caratteristica del secolo ventesimo. E certo, quando si considerino le
epurazioni nell'Unione Sovietica degli anni Trenta, la deportazione di
interi popoli durante la seconda guerra mondiale, e l'uso tuttora
perdurante dei campi di concentramento in Russia, le somiglianze con
la Germania nazista balzano agli occhi non meno delle affinit nelle
tecniche di indottrinamento e di controllo in tutti gli Stati a
struttura monopartitica. Quanto al meccanismo e ai metodi di governo,
per lo studioso di scienze politiche  forse utile analizzare gli
Stati fascisti e comunisti negli stessi termini. Per lo storico,
tuttavia,  importante ricordare le

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finalit alle quali si voleva ufficialmente che quegli Stati
tendessero. Malgrado la sete tirannica del potere in Stalin, malgrado
la vuota ripetizione del gergo marxista-leninista nell'Unione
Sovietica, malgrado le sofferenze imposte dai rigori del sistema
economico sovietico, il marxismo resta una delle grandi dottrine
politiche europee, e merita un rispetto intellettuale che 
impossibile concedere ad alcuna forma di ideologia fascista. Inoltre,
malgrado la crescente delusione per il sistema sovietico in un vasto
settore della Sinistra europea dalla fine della seconda guerra
mondiale in poi, e il senso che una dottrina aspirante
all'emancipazione dell'uomo abbia condotto in molti casi ad una nuova
forma di schiavit, la filosofia sociale marxista contiene un
messaggio positivo sulla trasformazione rivoluzionaria della societ
che era del tutto assente negli slogan negativi e contraddittori del
fascismo.
